intervista a Roberto Catanese autore del libro “Gratis mai” *
di Dario Alessandro Pagli
La tua è una storia che riesce a parlare di malavita senza mai abbandonare una sottile vena umoristica e paradossale. Si può denunciare un fenomeno come la mafia anche con l’ironia?
La mafia è una piaga molto seria della nostra società, ma anche i peggiori fenomeni possono essere descritti con humor, l’omportante è non mitizzarli.
Tanino, il protagonista del tuo romanzo, si trasforma in un killer per caso. Secondo te nell’esistenza di una persona possono davvero verificarsi circostanze capaci di stravolgere a tal punto la normalità?
La normalità è purtroppo una situazione piuttosto aleatoria, basta vedere che cosa sta succedendo in Italia di questi tempi.
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intervista a Iacopo Innocenti*
di Dario Alessandro Pagli
E’ uscito il tuo primo libro: ci racconti il tuo avvicinamento al “mestiere” di scrittore?
C’è una frase nell’ultimo film di Gabriele Salvatores, “Happy Family“, che dice “se non hai niente da fare, e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo”. Così sintetizzerei il mio approccio alla scrittura. Lasciar correre le dita sulla tastiera, creare storie, personaggi, intrecci e risvolti diversi, mi dà un piacere immenso. Fin da piccolo mi è piaciuto scrivere, però è da poco che mi impegno nel portare a termine le idee che mi vengono in mente, così è stato con “Quarto di secolo“. Il riuscire a far diventare tutto ciò un mestiere vero e proprio, senza le virgolette, è senza dubbio il mio sogno più grande.
Senza anticipare niente, perché questo titolo, “Quarto di secolo”?
Semplice, perché parlo di un venticinquenne. Il mio libro non è che un allegro ripercorrere dei primi venticinque anni di vita di Enrico, un normale ragazzo che vive in una città di provincia. Il “quarto di secolo” è, a mio avviso, un punto molto importante dell’esistenza di un giovane d’oggi, poiché rappresenta un momento in cui si è a metà strada tra il giovane ventenne pieno di sogni che si era ed il trentenne, uomo fatto e finito, che ci si appresta a diventare. Enrico sembra voler incanalare la propria vita verso il binario della realizzazione concreta, con tutti i dubbi e le incertezze che questo comporta. In un lasso di tempo che va dal venticinquesimo compleanno alla vigilia del ventiseiesimo, Enrico, oltre a gettare le basi su cui costruire il proprio futuro, ripercorre alcuni episodi significativi del suo passato, che lo aiutano a fare chiarezza sul suo quarto di secolo appena trascorso.
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intervista a Roberto Corsi*
di Dario Alessandro Pagli
Stelle senza polvere, una raccolta di interviste agli atleti che, come dici tu, “hanno appeso le scarpe al chiodo. Come nasce l’idea di questo libro?
L’origine di questo libro è semplice. Circa un anno fa mi hanno chiesto l’amicizia su Facebook due grandi atleti del passato:
Eddy Ottoz e
Sara Simeoni. Poi ho visto, sempre su Facebook, un gruppo: “
atletica leggera palestra di vita“. Mi è venuta l’idea di verificare come questo si fosse verificato nella vita di diversi atleti.
Dato che si parla di sport e di lealtà, che messaggio lanci ai tuoi lettori, soprattutto a quelli più giovani?
Il messaggio che io, ma soprattutto gli intervistati, lanciano ai giovani è quello di non cercare scorciatoie, ma di affrontare le inevitabili difficoltà facendo leva sulle proprio risorse fisiche e morali.
Il tuo è un libro che affonda le proprie radici in una lunga esperienza professionale nel settore socio sanitario. Ci racconti la sua genesi?
Il libro nasce da una vera e propria eruzione interiore, polvere cenere e lapilli, esperienze che emotivamente hanno forgiato una personalità professionale intimamente legata alla persona ed ai suoi bisogni. Anche oggi, dopo aver intrapreso percorsi più squisitamente manageriali e di coordinamento di servizi, amo trascorrere il mio tempo ad osservare silenziosamente la persona anziana forte delle competenze che nascono dall’appartenenza ad una professione davvero speciale. Essere infermiere mi ha permesso di calarmi nelle numerose dinamiche descritte assaporando le delizie che l’età avanzata propone ed intervenendo in modo misurato sulle debolezze e le fragilità della vecchiaia.
Tante storie, tante persone, tante situazioni: leggendo il tuo libro si ha l’impressione che le residenze per anziani siano un vero microcosmo, insospettabile da fuori. È così?
La residenzialità è una dimensione che sfugge alla frenesia di un mondo in cui si è imparato a credere che le cose non esistano per il semplice fatto che le ignoriamo. La realtà è un’altra, le persone che non sono più in grado di essere assistite al proprio domicilio vengono inserite in un “microcosmo” che oggi riproduce il sistema in modo da permettere alla persona di vivere una dimensione protetta, ma sovrapponibile. Le storie evidenziano l’obiettivo comune di creare ponti tra l’autosufficienza e la disabilità in una sorta di dimensione protesica che produce BENESSERE.Il mondo esterno ignora spesso il proliferare di vita all’interno di una casa di riposo e tende a impantanarsi su luoghi comuni fatti di malasanità a tutti i costi ed emarginazione, alimentando lo stato d’ansia di coloro che, per la prima volta, varcano la soglia di una casa di residenza per anziani: la realtà è un’altra.
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Dopo aver accompagnato tanti lettori nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti nel suo Mi mancano solo le Hawaii,
Maurizio Maniscalco, in arte Riro, torna con il racconto di nuovo viaggio.
Un cammino che stavolta scorre per le vie di New York e scavalca il Brooklyn Bridge seguendo le tracce della Via Crucis nata nel 1996 dall’iniziativa di un gruppo di amici.
A pochi giorni dalla “Way of the Cross” di quest’anno, Riro torna in Italia per un tour che lo vedrà impegnato nella presentazione del suo lavoro Dal ponte all’infinito, the Way of the Cross over the Brooklyn Bridge.
Prima tappa a Pesaro, sabato 20 marzo alle 18.30 nella sala del Consiglio Comunale in piazza del Popolo: un incontro a tutto tondo su America, musica e scrittura. Poi sarà la volta di Torino, lunedì 22 marzo alle 21.15 nel Salone Teatro Giulia di Barolo, in piazza Santa Giulia: presenterà la serata il giornalista e scrittore Marco Bardazzi. Martedì 23 e mercoledì 24, invece, Riro volerà in Sardegna, prima a Sassari, per un incontro nei locali dell’Aula Magna dell’Istituto Magistrale e poi a Cagliari, dove presenterà i suoi libri al Liceo Classico Siotto Pintor. Non poteva mancare Firenze dove giovedì 25 Riro presenterà nella sala del Conservatorio delle Mantellate di via San Gallo, alle 21.15. Dulcis in fundo Roma dove venerdì 26 l’autore sarà impegnato in una serata “all American” in via Malpighi 2, sempre alle ore 21.15.
Una settimana in compagnia di uno scrittore e musicista capace ogni volta di sorprendere con la sua schiettezza e limpidezza, sempre “armato” di una chitarra e di un’armonica con cui ama accompagnare i suoi racconti.
Non perdetevi questo tour assolutamente “made in Usa”!

di Lorenzo Norfini*
Steve Jobs, CEO di Apple, con la presentazione dell’iPad ha scombinato un po’ tutto il mondo che ruota intorno all’editoria elettronica e non solo. C’è da dire che le attese del pubblico per un dispositivo da molto tempo origine di “rumours” erano altissime. Così, da parte di certi critici, si è potuto notare un pizzico di delusione.
È stato definito come un “tablet PC” oppure una specie di “netbook” o ancora un iPhone (o meglio un iPod touch dal momento che date le dimesioni utilizzarlo come telefono pare un po’ difficoltoso) ingrandito di varie volte. In realtà l’oggetto in questione non è un computer né lo vuole essere e probabilmente la definizione di iPod touch è quella che più gli si confà non foss’altro che rappresenta un passo evolutivo importante per l’interfaccia multi-touch. Ma una volta stabilito cosa non è cerchiamo di capire a cosa possa servire.
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di Lorenzo Norfini*
Di “libro elettronico” (o eBook) si parla da moltissimo tempo dal momento che se ne fa risalire la nascita al “Progetto Gutenberg” del 1971.
Il progetto prevedeva (e prevede tutt’ora) la costituzione di una biblioteca di versioni elettroniche di libri di pubblico dominio allo scopo di facilitare la diffusione di tali opere. Con l’avvento e la diffusione di Internet il progetto ha preso nuovo slancio e fatto sorgere emulatori. L’organizzazione italiana Liber Liber per esempio, con il Progetto Manuzio si propone gli stessi fini con opere in lingua italiana.
Tuttavia la fruizione di tali opere in formato elettronico doveva forzatamente avvenire o attraverso il monitor di un computer oppure stampandone il contenuto su carta. In ambedue i casi sono evidenti le controindicazioni: da una parte la lettura attraverso il monitor affatica tanto da rendere sostanzialmente impossibile leggere a monitor lunghi testi, d’altra parte se uno si deve stampare un libro di un centinaio di pagine su altrettanti fogli formato A4 forse gli conviene comprarsi un libro ben stampato e confezionato.
Proprio per far fronte a queste indicazioni era indispensabile un apparecchio che avesse la possibilità di visualizzare un eBook ma che fosse anche maneggevole.
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intervista a Emma Pretti*
di Dario Alessandro Pagli
Il tuo è un libro di poesia: cosa significa, oggi, essere poeta?
Essere poeta oggi significa viaggiare in incognito, non esiste più il ruolo di poeta e il poeta non riveste più alcun ruolo, né di aedo né di pensatore.
Perché questo titolo, “I giorni chiamati nemici”?
“I giorni chiamati nemici” sono letteralmente quelli che ci vengono incontro, che affrontiamo ogni giorno e che arrivano, grazie all’informazione dei mass media, caricati del peso dell’umanità intera.
Mentre si leggono le tue liriche si ha l’impressione di essere trasportati in una quotidianità “parallela”, di osservarla attraverso occhi disillusi ma che allo stesso tempo tradiscono un profondo attaccamento alle cose che vedono. E’ la percezione giusta secondo te?
“quotidianità parallela” ? Che bella espressione, assolutamente calzante, non avrei saputo definirla meglio. La mia poesia spesso propone una visione parallela attraverso cui osservare la vita.
intervista a Roberta Cuozzo*
di Dario Alessandro Pagli
Nel tuo libro (La scelta, Società Editrice Fiorentina, 2009) racconti la malattia: uno di quei temi che spesso, se si è nelle condizioni di farlo, evitiamo di affrontare voltandoci da un’altra parte. In che modo pensi che la narrativa possa invece stimolare la riflessione?
Spesso la narrativa consente di giungere direttamente ai cuori delle persone portandole a riflettere su aspetti della vita molto spesso sottovalutati. Nel leggere la pagina di un libro ci si può soffermare su un concetto o una frase ed eventualmente rileggerlo stampandolo in modo indelebile nella propria memoria e nelle proprie emozioni. Per cui credo che la carta stampata abbia un effetto decisamente incisivo anche sull’interlocutore più disinteressato.
Il titolo è emblematico: “la scelta” è da sempre un aspetto cruciale dell’esistenza umana, per le conseguenze che inevitabilmente implica. Ce ne parli?
Chi nella vita non si è trovato ad operare una scelta talvolta complessa? Ognuno di noi si trova ad affrontare nella vita momenti felici e altri un po’ meno ed in molti casi ci si trova ad operare scelte che condizionano inesorabilmente l’esistenza futura. In svariate occasioni ci si ritrova a chiedersi come sarebbe stato se in un particolare momento della nostra vita avessimo optato per la scelta opposta a quella fatta, ma quello che ne scaturisce sono solo congetture, nulla che possa rincuorarci sulla correttezza della via intrapresa.
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Intervista a Renato Burigana*
di Dario Alessandro Pagli
Là dove tutti siamo nati è il tuo secondo libro. Se in “Voglio scendere” accompagni il lettore in India, adesso lo introduci alla realtà del Medio Oriente. Perché proprio Betlemme?
Perché Betlemme è la città dove è nato Gesù, e secondo me è anche la città dove tutti gli uomini e le donne sono nati. E’ la città simbolo della nascita dell’uomo, della vita e della speranza.
Sembra che, con questo nuovo lavoro, si debba compiere un viaggio a ritroso: la meta è anche il punto da cui tutto è iniziato e il titolo “Là dove siamo nati” sembra confermarlo. E’ così?
Sì, credo che ciascuno di noi debba ripercorrere la propria vita. Ogni tanto fermarsi, guardare indietro, fare il punto e poi ripartire credo faccia bene.
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