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		<title>Gratis mai</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 14:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[intervista a Roberto Catanese autore del libro &#8220;Gratis mai&#8221; *
di Dario Alessandro Pagli
La tua è una storia che riesce a parlare di malavita senza mai abbandonare una sottile vena umoristica e paradossale. Si può denunciare un fenomeno come la mafia anche con l’ironia?
La mafia è una piaga molto seria della nostra società, ma anche i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>intervista a Roberto Catanese autore del libro &#8220;Gratis mai&#8221; *</p>
<p>di Dario Alessandro Pagli</p>
<p><strong>La tua è una storia che riesce a parlare di malavita senza mai abbandonare una sottile vena umoristica e paradossale. Si può denunciare un fenomeno come la mafia anche con l’ironia?</strong></p>
<p>La mafia è una piaga molto seria della nostra società, ma anche i peggiori fenomeni possono essere descritti con humor, l&#8217;omportante è non mitizzarli.</p>
<p><strong>Tanino, il protagonista del tuo romanzo, si trasforma in un killer per caso. Secondo te nell’esistenza di una persona possono davvero verificarsi circostanze capaci di stravolgere a tal punto la normalità?</strong><br />
La normalità è purtroppo una situazione piuttosto aleatoria, basta vedere che cosa sta succedendo in Italia di questi tempi.</p>
<p><strong><span id="more-501"></span>Perché questo titolo, “Gratis mai”?</strong><br />
Il titolo &#8220;gratis mai&#8221; è ripreso da un tormentone che si ripete per tutto il libro, il protagonista è, a suo modo, un libero professionista che ci tiene ad essere riconosciuto e pagato per le sue prestazioni.</p>
<p><strong>A scatenare la tempesta, nella storia, è la voce fuori dal coro di un sacerdote che denuncia gli intrecci tra mafia e politica. Ti sei ispirato a qualche modello reale per questa figura?</strong><br />
La figura del prete è stata ispirata un po&#8217; da quella di <a href="http://www.giovaniemissione.it/testimoni/puglisi.htm">don Puglisi</a>,ovviamente con tutte le differenze ed i distinguo del caso.</p>
<p>*Roberto Catanese vive a Milano. Gratis mai è il suo primo racconto.</p>
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		<title>Se non hai niente da fare, e sai scrivere&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 10:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
intervista a Iacopo Innocenti*
di Dario Alessandro Pagli
E&#8217; uscito il tuo primo libro: ci racconti il tuo avvicinamento al &#8220;mestiere&#8221; di scrittore?
C&#8217;è una frase nell&#8217;ultimo film di Gabriele Salvatores, &#8220;Happy Family&#8220;, che dice &#8220;se non hai niente da fare, e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo&#8221;. Così sintetizzerei il mio approccio alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.sefeditrice.it/immagini/maglia_ok.png" alt="" width="246" height="123" /></p>
<p>intervista a Iacopo Innocenti*</p>
<p>di Dario Alessandro Pagli</p>
<p><strong>E&#8217; uscito il tuo primo <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2531">libro</a></strong><strong>: ci racconti il tuo avvicinamento al &#8220;mestiere&#8221; di scrittore?</strong></p>
<p>C&#8217;è una frase nell&#8217;ultimo film di Gabriele Salvatores, &#8220;<a href="http://www.cinemaitaliano.info/happyfamily">Happy Family</a>&#8220;, che dice &#8220;se non hai niente da fare, e sai scrivere, scrivere è la cosa più bella del mondo&#8221;. Così sintetizzerei il mio approccio alla scrittura. Lasciar correre le dita sulla tastiera, creare storie, personaggi, intrecci e risvolti diversi, mi dà un piacere immenso. Fin da piccolo mi è piaciuto scrivere, però è da poco che mi impegno nel portare a termine le idee che mi vengono in mente, così è stato con &#8220;<a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2531">Quarto di secolo</a>&#8220;. Il riuscire a far diventare tutto ciò un mestiere vero e proprio, senza le virgolette, è senza dubbio il mio sogno più grande.</p>
<p><strong>Senza anticipare niente, perché questo titolo, &#8220;Quarto di secolo&#8221;?</strong></p>
<p>Semplice, perché parlo di un venticinquenne. Il mio libro non è che un allegro ripercorrere dei primi venticinque anni di vita di Enrico, un normale ragazzo che vive in una città di provincia. Il &#8220;quarto di secolo&#8221; è, a mio avviso, un punto molto importante dell&#8217;esistenza di un giovane d&#8217;oggi, poiché rappresenta un momento in cui si è a metà strada tra il giovane ventenne pieno di sogni che si era ed il trentenne, uomo fatto e finito, che ci si appresta a diventare. Enrico sembra voler incanalare la propria vita verso il binario della realizzazione concreta, con tutti i dubbi e le incertezze che questo comporta. In un lasso di tempo che va dal venticinquesimo compleanno alla vigilia del ventiseiesimo, Enrico, oltre a gettare le basi su cui costruire il proprio futuro, ripercorre alcuni episodi significativi del suo passato, che lo aiutano a fare chiarezza sul suo quarto di secolo appena trascorso.</p>
<p><span id="more-496"></span><strong>Quanto di personale c&#8217;è nel tuo romanzo e quanto l&#8217;esperienza di vita può influenzare la scrittura?</strong></p>
<p>Di personale c&#8217;è molto, anche se questo libro non è la mia autobiografia. Ho ovviamente preso spunto da situazioni che ho conosciuto direttamente (l&#8217;università, i primi colloqui di lavoro, le ragazze, gli amici&#8230;), lasciando però un enorme spazio alla fantasia. E&#8217; chiaro che l&#8217;esperienza di vita, a mio parere, influenza in maniera decisiva la scrittura. Partire da eventi che viviamo quotidianamente, per poi estremizzarli, romanzarli, rielaborarli in maniera più ironica e distaccata, è il modo con cui do il via alle mie storie.</p>
<p><strong>Hai altri progetti in punta di penna per il futuro?</strong></p>
<p>I progetti sono molti, tutto sta nel metterli in ordine. Io ho sempre voglia di scrivere, il problema sta nel trovare quei momenti di calma che, secondo me, sono necessari per sviluppar le tante idee che mi vengono in mente. Mi piacerebbe molto scrivere qualcosa su un&#8217;altra mia grande passione, il calcio (come si evince dalla copertina del libro). Vorrei parlare però del calcio amatoriale, quello che si gioca il sabato pomeriggio o la domenica mattina nei disastrati campi di periferia, dove, secondo me, emerge in maniera più forte l&#8217;amore per questo gioco, lo spirito di squadra, la voglia di stare insieme e divertirsi correndo dietro un pallone. Questa è solo uno dei tanti progetti, sia chiaro. Al momento le idee e la voglia non mancano, spero che duri a lungo.</p>
<p>*Iacopo Innocenti nasce nel 1983 a Pistoia, città dove, malgrado tutto, ancora vive. Laureato in Scienze Politiche e Studi Europei, è da sempre appassionato di scrittura. Quarto di secolo è il suo primo, “schioppettante” romanzo.</p>
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		<title>Atletica leggera, palestra di vita</title>
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		<pubDate>Mon, 10 May 2010 11:01:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
intervista a Roberto Corsi*
di Dario Alessandro Pagli
Stelle senza polvere, una raccolta di interviste agli atleti che, come dici tu, “hanno appeso le scarpe al chiodo. Come nasce l’idea di questo libro?
L&#8217;origine di questo libro è semplice. Circa un anno fa mi hanno chiesto l&#8217;amicizia su Facebook due grandi atleti del passato: Eddy Ottoz e Sara [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.csi-net.it/Documenti/atletica%20(4).JPG" alt="" width="389" height="261" /></p>
<p>intervista a Roberto Corsi*</p>
<p>di Dario Alessandro Pagli</p>
<div><strong><a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2496">Stelle senza polvere</a>, una raccolta di interviste agli atleti che, come dici tu, “hanno appeso le scarpe al chiodo. Come nasce l’idea di questo libro?</strong></div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;origine di questo libro è semplice. Circa un anno fa mi hanno chiesto l&#8217;amicizia su Facebook due grandi atleti del passato: <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1620850414&amp;ref=ts#!/profile.php?id=543434123&amp;ref=ts">Eddy Ottoz</a> e <a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1620850414&amp;ref=ts">Sara Simeoni</a>. Poi ho visto, sempre su Facebook, un gruppo: &#8220;<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=1620850414&amp;ref=ts#!/group.php?gid=39903124405">atletica leggera palestra di vita</a>&#8220;. Mi è venuta l&#8217;idea di verificare come questo si fosse verificato nella vita di diversi atleti.</div>
<p></p>
<div id="_mcePaste"><strong>Dato che si parla di sport e di lealtà, che messaggio lanci ai tuoi lettori, soprattutto a quelli più giovani?</strong></div>
<div id="_mcePaste">Il messaggio che io, ma soprattutto gli intervistati, lanciano ai giovani è quello di non cercare scorciatoie, ma di affrontare le inevitabili difficoltà facendo leva sulle proprio risorse fisiche e morali.</div>
<div><span id="more-484"></span></div>
<p></p>
<div id="_mcePaste"><strong>Sostieni che l’inno all’atletica è anche un inno alla vita: ci puoi dare una piccola anticipazione di questa bella metafora?</strong></div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;atletica è una metafora della vita perché nell&#8217;una e nell&#8217;altra ci sono corse e salti, rettilinei e curve, momenti di esaltazione e di euforia come dopo una vittoria e malinconiche rilfessioni come dopo una sconfitta.</div>
<div id="_mcePaste">L&#8217;importante è saper gestire con saggezza entrambe le dimensioni, senza perdere mai il filo conduttore.</div>
<p></p>
<div id="_mcePaste"><strong>Da giornalista, pensi che all’atletica sia riservato il giusto spazio sui media?</strong></div>
<div id="_mcePaste">All&#8217;atletica nei media è riservato poco spazio per le condizioni nelle quali versa. Mancano testimonial come furono un tempo Pietro Mennea e Sara Simeoni, capaci di spingere verso l&#8217;emulazione tanti giovani.</div>
<p>
*Roberto Corsi è giornalista pubblicista. Inibito alla pratica atletica da un fisico non propriamente “da corazziere”, si è vendicato della natura curando per  Sef  la raccolta di interviste <em><a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2496">Stelle senza polvere, atletica leggera palestra di vita</a></em></p>
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		<title>Bernardo Franco* e &#8220;Il potere degli anni&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 07:36:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>d.pagli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il tuo è un libro che affonda le proprie radici in una lunga esperienza professionale nel settore socio sanitario. Ci racconti la sua genesi?
Il libro nasce da una vera e propria eruzione interiore, polvere cenere e lapilli, esperienze che emotivamente hanno forgiato una personalità professionale intimamente legata alla persona ed ai suoi bisogni. Anche oggi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Il tuo è un <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2494">libro </a>che affonda le proprie radici in una lunga esperienza professionale nel settore socio sanitario. Ci racconti la sua genesi?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Il libro nasce da una vera e propria eruzione interiore, polvere cenere e lapilli, esperienze che emotivamente hanno forgiato una personalità professionale intimamente legata alla persona ed ai suoi bisogni. Anche oggi, dopo aver intrapreso percorsi più squisitamente manageriali e di coordinamento di servizi, amo trascorrere il mio tempo ad osservare silenziosamente la persona anziana forte delle competenze che nascono dall&#8217;appartenenza ad una professione davvero speciale. Essere infermiere mi ha permesso di calarmi nelle numerose dinamiche descritte assaporando le delizie che l&#8217;età avanzata propone ed intervenendo in modo misurato sulle debolezze e le fragilità della vecchiaia.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Tante storie, tante persone, tante situazioni: leggendo il <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2494">tuo libro</a></strong><strong> si ha l’impressione che le residenze per anziani siano un vero microcosmo, insospettabile da fuori. È così?</strong></p>
<p style="text-align: left;">La residenzialità è una dimensione che sfugge alla frenesia di un mondo in cui si è imparato a credere che le cose non esistano per il semplice fatto che le ignoriamo. La realtà è un&#8217;altra, le persone che non sono più in grado di essere assistite al proprio domicilio vengono inserite in un &#8220;microcosmo&#8221; che oggi riproduce il sistema in modo da permettere alla persona di vivere una dimensione protetta, ma sovrapponibile. Le storie evidenziano l&#8217;obiettivo comune di creare ponti tra l&#8217;autosufficienza e la disabilità in una sorta di dimensione protesica che produce BENESSERE.Il mondo esterno ignora spesso il proliferare di vita all&#8217;interno di una casa di riposo e tende a impantanarsi su luoghi comuni fatti di malasanità a tutti i costi ed emarginazione, alimentando lo stato d&#8217;ansia di coloro che, per la prima volta, varcano la soglia di una casa di residenza per anziani: la realtà è un&#8217;altra.</p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-477"></span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>La tua è un’opera che si colloca a metà strada tra la narrativa e il documento destinato agli addetti ai lavori. Diciamo che può essere considerato da molteplici punti di vista. Sei d’accordo?</strong></p>
<p style="text-align: left;">In effetti qualche illustre collega mi ha confidato che in un solo libro mi sono &#8220;giocato almeno due o tre opere&#8221; nel senso che in queste pagine sono compresse valutazioni di sistema inerenti alla politica socio sanitaria della  Regione Toscana, riflessioni squisitamente di carattere assistenziale e notizie di cronaca legate alla quotidianità vissuta in una residenza sanitaria assistita. E&#8217; un concentrato di esperienze che rendono il libro accessibile a tutti su piani diversi tesi comunque a sdrammatizzare il carattere catastrofista di alcuni quadri patologici nell&#8217;intento di far sentire ogni persona che ha a che fare con un anziano.. meno sola.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Cos’è il “<a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2494">potere degli anni</a></strong><strong>” che citi nel titolo?</strong></p>
<p style="text-align: left;">Non è semplice sintetizzare la metafora del potere degli anni comprimendola in poche righe, è un pò come accade per il bambino che nel curiosare l&#8217;ambiente circostante cresce e conosce uno sviluppo cognitivo frutto dell&#8217;interazione tra lui e lo spazio fisico, libero da qualsiasi formalizzazione sociale dovuta, appunto, da permessi che si considerando gli anni di un bambino che acquistano potere sulle regole. Per l&#8217;anziano la questione è analoga, solo che il suo obiettivo non è lo sviluppo cognitivo, ma il mantenimento delle capacità residue. Andare al mercato per Lorena è indispensabile per vivere ed anche se si presenta vestita in maniera allegramente discutibile, e se mangia oltremodo nonostante la sua stazza infrangendo le regole del buon costume &#8230;.. il potere che scaturisce dalla sua età anagrafica e dalla sua storia glielo permette.</p>
<p style="text-align: left;">*Bernardo Franco nasce a Firenze e vive nel Valdarno. Infermiere dal 1993 ha conseguito il Master in Management delle professioni infermieristiche. Attualmente si occupa di coordinamento di servizi sociosanitari e formazione.</p>
<p style="text-align: left;">
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		<title>Bridge tour 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Mar 2010 07:51:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Dopo aver accompagnato tanti lettori nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti nel suo Mi mancano solo le Hawaii,
Maurizio Maniscalco, in arte Riro, torna con il racconto di nuovo viaggio.
Un cammino che stavolta scorre per le vie di New York e scavalca il Brooklyn Bridge seguendo le tracce della Via Crucis nata nel 1996 dall’iniziativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.seflog.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/riro2.png"><img class="alignleft size-full wp-image-375" title="riro2" src="http://www.seflog.net/blog/wp-content/uploads/2009/09/riro2.png" alt="" width="194" height="150" /></a></p>
<p>Dopo aver accompagnato tanti lettori nel suo percorso attraverso gli Stati Uniti nel suo <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=1189">Mi mancano solo le Hawaii</a>,<br />
Maurizio Maniscalco, in arte Riro, torna con il racconto di nuovo viaggio.<br />
Un cammino che stavolta scorre per le vie di New York e scavalca il Brooklyn Bridge seguendo le tracce della Via Crucis nata nel 1996 dall’iniziativa di un gruppo di amici.<br />
A pochi giorni dalla “Way of the Cross” di quest’anno, Riro torna in Italia per un tour che lo vedrà impegnato nella presentazione del suo lavoro <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2271">Dal ponte all’infinito, the Way of the Cross over the Brooklyn Bridge</a>.</p>
<p>Prima tappa a <a href="http://www.sefeditrice.it/detaileventi.asp?IDSezione=45&amp;IDN=1909">Pesaro</a>, sabato 20 marzo alle 18.30 nella sala del Consiglio Comunale in piazza del Popolo: un incontro a tutto tondo su America, musica e scrittura. Poi sarà la volta di <a href="http://www.sefeditrice.it/detaileventi.asp?IDSezione=45&amp;IDN=1903">Torino</a>, lunedì 22 marzo alle 21.15 nel Salone Teatro Giulia di Barolo, in piazza Santa Giulia: presenterà la serata il giornalista e <a href="http://www.sefeditrice.it/ricerca_autore.asp?IDAutore=237&amp;parola1=Marco%20Bardazzi">scrittore </a><a href="http://blog.marcobardazzi.com/">Marco Bardazzi</a>. Martedì 23 e mercoledì 24, invece, Riro volerà in Sardegna, prima a <a href="http://www.sefeditrice.it/detaileventi.asp?IDSezione=45&amp;IDN=1904">Sassari</a>, per un incontro nei locali dell’Aula Magna dell’Istituto Magistrale e poi a Cagliari, dove presenterà i suoi libri al Liceo Classico Siotto Pintor. Non poteva mancare <a href="http://www.sefeditrice.it/detaileventi.asp?IDSezione=45&amp;IDN=1906">Firenze </a>dove giovedì 25 Riro presenterà nella sala del Conservatorio delle Mantellate di via San Gallo, alle 21.15. Dulcis in fundo <a href="http://www.sefeditrice.it/detaileventi.asp?IDSezione=45&amp;IDN=1902">Roma </a>dove venerdì 26 l’autore sarà impegnato in una serata “all American” in via Malpighi 2, sempre alle ore 21.15.</p>
<p>Una settimana in compagnia di uno <a href="http://www.bluesandmercy.com/">scrittore e musicista</a> capace ogni volta di sorprendere con la sua schiettezza e limpidezza, sempre “armato” di una chitarra e di un’armonica con cui ama accompagnare i suoi racconti.</p>
<p>Non perdetevi questo tour assolutamente “made in Usa”!</p>
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		<title>Aspettando l&#8217;iPad</title>
		<link>http://www.seflog.net/blog/?p=464</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 08:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[
di Lorenzo Norfini*
Steve Jobs, CEO di Apple, con la presentazione dell’iPad ha scombinato un po’ tutto il mondo che ruota intorno all’editoria elettronica e non solo. C’è da dire che le attese del pubblico per un dispositivo da molto tempo origine di “rumours” erano altissime. Così, da parte di certi critici, si è potuto notare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone" src="http://www.dinoxpc.com/public/images/1b55b41e6c6428be856aa67989d35647_ipad7.jpg" alt="" width="400" height="233" /></p>
<p>di Lorenzo Norfini*</p>
<p><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Jobs">Steve Jobs</a>, CEO di Apple, con la presentazione dell’iPad ha scombinato un po’ tutto il mondo che ruota intorno all’editoria elettronica e non solo. C’è da dire che le attese del pubblico per un dispositivo da molto tempo origine di “rumours” erano altissime. Così, da parte di certi critici, si è potuto notare un pizzico di delusione.</p>
<p>È stato definito come un “tablet PC” oppure una specie di “netbook” o ancora un iPhone (o meglio un iPod touch dal momento che date le dimesioni utilizzarlo come telefono pare un po’ difficoltoso) ingrandito di varie volte. In realtà l’oggetto in questione non è un computer né lo vuole essere e probabilmente la definizione di iPod touch è quella che più gli si confà non foss’altro che rappresenta un passo evolutivo importante per l’interfaccia multi-touch. Ma una volta stabilito cosa non è cerchiamo di capire a cosa possa servire.</p>
<p><span id="more-464"></span></p>
<p>L’<a href="http://www.apple.com/it/ipad/">iPad</a> racchiude moltissime potenzialità che solo il tempo e il lavoro degli sviluppatori potranno definire meglio. Jobs alla presentazione lo definiva come una scommessa, un qualcosa di mai visto finora che sta a metà strada tra un iPhone e un <a href="http://www.apple.com/it/macbookpro/">MacBook</a>, ovvero il laptop di casa Apple, e che consente di fare alcuni compiti importanti meglio di quanto non facciano già uno smartphone o un laptop, e cioè: navigare in Internet, leggere/scrivere e-mail, vedere e far vedere fotografie o video, ascoltare musica, giocare, leggere libri elettronici. Se così non fosse, dice Jobs, l’iPad non avrebbe ragione di esistere.</p>
<p>In effetti ciò che differenzia l’iPad da un iPhone è sostanzialmente la dimensione, ma questo non è un dettaglio di poca importanza. Anzi il fattore forma si presenta decisivo proprio nello svolgere quelle particolari funzioni prima elencate. Se infatti su di un iPhone la comodità di avere una pagine web fra le mani, o di scrivere una mail seduti su una poltrona di una sala d’aspetto è in parte mitigata dalle dimensioni ridotte, con l’iPad questo problema non esiste praticamente più. Scorrere la rubrica degli appuntamenti o dei contatti appare naturale come con una comune rubrica, così come sia è facile orientarsi con una cartina geografica dove il GPS permette di vedere la propria posizione. Lo stesso concetto dell’importanza delle dimensioni vale per i filmati o le foto.</p>
<p>E i libri? Cosa offre l’iPad in più rispetto al Kindle e ai suoi simili?</p>
<p>L’applicazione dedicata si chiama iBooks e permette sia di leggere il libro elettronico che di acquistarlo tramite l’iBookstore (una versione di <a href="http://www.apple.com/itunes/affiliates/download/?itmsUrl=itms://itunes.apple.com/WebObjects/MZStore.woa/wa/storeFront%3FstoreFrontId%3D143450%26partnerId%3D2003%26tduid%3D097fab2cce6093b51d000bdc760810bd%26affId%3D1047020%26ign-mscache%3D1">iTunes</a> dedicata ai libri). Le funzioni specifiche appaiono sostanzialmente simili tra i due tipi di dispositivi finché ci si limita alla riproduzione della pagina del libro e solo una prova diretta potrà definire meglio le differenze (pur riconoscendo sicuramente al Kindle quantomeno un maggiore risparmio di energia e quindi una maggiore autonomia).</p>
<p>Il fattore di novità che ci pare giusto mettere in rilievo è addirittura un concetto nuovo di libro o rivista. Infatti le possibilità dell’iPad consentono di individuare nuovi percorsi ipertestuali, nuovi sistemi multimediali che finora non avevano trovato modo di esprimersi proprio per la mancanza di un oggetto come l’iPad e che esulano dalle specifiche del libro elettronico in formato epub che sta alla base dei libri distribuiti attraverso l’iBookstore.</p>
<p>Solo il tempo dirà di cosa sarà stata capace la creatività di editori e sviluppatori che per il momento hanno fatto soltanto intravedere certe potenzialità davvero interessanti. I giochi sono aperti.</p>
<p>* Lorenzo Norfini, graphic designer, titolare dell’omonimo studio in Firenze, è un digital curious.</p>
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		<title>Il libro elettronico</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 14:27:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Presentazione]]></category>
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di Lorenzo Norfini*
Di “libro elettronico” (o eBook) si parla da moltissimo tempo dal momento che se ne fa risalire la nascita al “Progetto Gutenberg” del 1971.
Il progetto prevedeva (e prevede tutt’ora) la costituzione di una biblioteca di versioni elettroniche di libri di pubblico dominio allo scopo di facilitare la diffusione di tali opere. Con l’avvento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.beust.com/pics/kindle.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.beust.com/pics/kindle.jpg" alt="" width="195" height="194" /></a></p>
<p>di Lorenzo Norfini*</p>
<p>Di “libro elettronico” (o <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/EBook">eBook</a>) si parla da moltissimo tempo dal momento che se ne fa risalire la nascita al “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Gutenberg">Progetto Gutenberg</a>” del 1971.<br />
Il progetto prevedeva (e prevede tutt’ora) la costituzione di una biblioteca di versioni elettroniche di libri di pubblico dominio allo scopo di facilitare la diffusione di tali opere. Con l’avvento e la diffusione di Internet il progetto ha preso nuovo slancio e fatto sorgere emulatori. L’organizzazione italiana <a href="http://www.liberliber.it/">Liber Liber</a> per esempio, con il Progetto Manuzio si propone gli stessi fini con opere in lingua italiana.<br />
Tuttavia la fruizione di tali opere in formato elettronico doveva forzatamente avvenire o attraverso il monitor di un computer oppure stampandone il contenuto su carta. In ambedue i casi sono evidenti le controindicazioni: da una parte la lettura attraverso il monitor affatica tanto da rendere sostanzialmente impossibile leggere a monitor lunghi testi, d’altra parte se uno si deve stampare un libro di un centinaio di pagine su altrettanti fogli formato A4 forse gli conviene comprarsi un libro ben stampato e confezionato.<br />
Proprio per far fronte a queste indicazioni era indispensabile un apparecchio che avesse la possibilità di visualizzare un eBook ma che fosse anche maneggevole.</p>
<p><span id="more-459"></span> Dopo diversi tentativi infruttuosi l’invenzione dell’<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/E-ink">e-ink</a> (o e-paper) ha dato una prima risposta. Questa tecnologia a bassissimo consumo che replica su uno schermo di spessore ridotto l’apparenza di un foglio stampato in bianco e nero è alla base del Kindle, un apparecchio prodotto dai laboratori di Amazon, azienda leader nel commercio on-line di libri “tradizionali”. Immesso in commercio nel novembre 2007 il <a href="http://www.kindleitalia.com/">Kindle </a>ha goduto di un successo immediato (dapprima limitato al solo territorio statunitense).<br />
Altri poi hanno seguito l’esempio del Kindle con apparecchi provvisti di simile tecnologia.<br />
Ci ha pensato Apple con la presentazione dell’<a href="http://www.apple.com/it/ipad/">iPad</a> lo scorso 27 gennaio a sparigliare le carte…</p>
<p><em>continua lunedì con “</em>Aspettando l&#8217;i-Pad<em>”</em></p>
<p>* Lorenzo Norfini, graphic designer, titolare dell’omonimo studio in Firenze, è un digital curious.</p>
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		<title>I giorni chiamati nemici</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 10:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<category><![CDATA[Italian Poetry Review]]></category>

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intervista a Emma Pretti*
di Dario Alessandro Pagli


Il tuo è un libro di poesia: cosa significa, oggi, essere poeta?

Essere poeta oggi significa viaggiare in incognito, non esiste più il ruolo di poeta e il poeta non riveste più alcun ruolo, né di aedo né di pensatore.


Perché questo titolo, “I giorni chiamati nemici”?

&#8220;I giorni chiamati nemici&#8221; sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
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<div>intervista a Emma Pretti*</div>
<div>di Dario Alessandro Pagli</div>
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<div id="_mcePaste">Il tuo è un libro di poesia: cosa significa, oggi, essere poeta?</div>
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<div>Essere poeta oggi significa viaggiare in incognito, non esiste più il ruolo di poeta e il poeta non riveste più alcun ruolo, né di aedo né di pensatore.</div>
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<div id="_mcePaste">Perché questo titolo, “I giorni chiamati nemici”?</div>
<p></b></p>
<div>&#8220;I giorni chiamati nemici&#8221; sono letteralmente quelli che ci vengono incontro, che affrontiamo ogni giorno e che arrivano, grazie all&#8217;informazione dei mass media, caricati del peso dell&#8217;umanità intera.</div>
<p>
<b>
<div id="_mcePaste">Mentre si leggono le tue liriche si ha l’impressione di essere trasportati in una quotidianità “parallela”, di osservarla attraverso occhi disillusi ma che allo stesso tempo tradiscono un profondo attaccamento alle cose che vedono. E’ la percezione giusta secondo te?</div>
<p></b></p>
<div>&#8220;quotidianità parallela&#8221; ? Che bella espressione, assolutamente calzante, non avrei saputo definirla meglio. La mia poesia spesso propone una visione parallela attraverso cui osservare la vita.</div>
<p>
</div>
<div><span id="more-427"></span></div>
<p><b>
<div id="_mcePaste">Quando e come è nata in te la vocazione per la poesia?</div>
<p></b></p>
<div id="_mcePaste">Ho scritto la mia prima poesia a 12 anni, dopo aver studiato a memoria <em><a href="http://digilander.libero.it/interactivearchive/leopardi_passero.htm">Il passero solitario</a></em> di Leopardi. Rimasi affascinata dal suo endecasillabo sciolto. Studiare le poesie a memoria è un ottimo esercizio di ritmo. Quella mia prima poesia parlava della neve.</div>
<p>
<b>
<div id="_mcePaste">Ci sono autori che hanno influenzato e continuano a ispirare il tuo lavoro?</div>
<p></b></p>
<div id="_mcePaste">La poesia nord americana mi ha sempre influenzato molto e continua a farlo, perchè è pragmatica e possiede una solidità e una forza quasi muscolare.</div>
<p>* Emma Pretti è autrice per Sef  della raccolta <em><a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2441">I giorni chiamati nemici</a></em>. Sue opere sono state pubblicate sulla rivista internazionale di poesia, <a href="http://www.italianpoetryreview.net/">Italian Poetry Review</a>.</p>
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		<title>La scelta</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 08:54:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
				<category><![CDATA[Autori]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Società Editrice Fiorentina]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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		<description><![CDATA[intervista a Roberta Cuozzo*
di Dario Alessandro Pagli
Nel tuo libro (La scelta, Società Editrice Fiorentina, 2009) racconti la malattia: uno di quei temi che spesso, se si è nelle condizioni di farlo, evitiamo di affrontare voltandoci da un&#8217;altra parte. In che modo pensi che la narrativa possa invece stimolare la riflessione?
Spesso la narrativa consente di giungere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>intervista a Roberta Cuozzo*</p>
<p>di Dario Alessandro Pagli</p>
<p>Nel tuo libro (<a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2300"><em>La scelta</em></a>, Società Editrice Fiorentina, 2009) racconti la malattia: uno di quei temi che spesso, se si è nelle condizioni di farlo, evitiamo di affrontare voltandoci da un&#8217;altra parte. In che modo pensi che la narrativa possa invece stimolare la riflessione?</p>
<p>Spesso la narrativa consente di giungere direttamente ai cuori delle persone portandole a riflettere su aspetti della vita molto spesso sottovalutati. Nel leggere la pagina di un libro ci si può soffermare su un concetto o una frase ed eventualmente rileggerlo stampandolo in modo indelebile nella propria memoria e nelle proprie emozioni. Per cui credo che la carta stampata abbia un effetto decisamente incisivo anche sull’interlocutore più disinteressato.</p>
<p>Il titolo è emblematico: &#8220;la scelta&#8221; è da sempre un aspetto cruciale dell&#8217;esistenza umana, per le conseguenze che inevitabilmente implica. Ce ne parli?</p>
<p>Chi nella vita non si è trovato ad operare una scelta talvolta complessa? Ognuno di noi si trova ad affrontare nella vita momenti felici e altri un po’ meno ed in molti casi ci si trova ad operare scelte che condizionano inesorabilmente l’esistenza futura. In svariate occasioni ci si ritrova a chiedersi come sarebbe stato se in un particolare momento della nostra vita avessimo optato per la scelta opposta a quella fatta, ma quello che ne scaturisce sono solo congetture, nulla che possa rincuorarci sulla correttezza della via intrapresa.</p>
<p><span id="more-419"></span>Il romanzo è scandito dallo scorrere inesorabile del tempo che marca l&#8217;attacco di ogni capitolo: che ruolo ha nella tua narrazione e, dunque, nella quotidianità che racconti, la dimensione temporale?</p>
<p>Il tempo è tutto. Nella società di oggi il tempo è il grande assente. Si rimanda sempre tutto al domani, soprattutto le cose che possono arrecare gioia o svago e tutto questo naturalmente a danno della serenità del presente. Eppure è curioso come il tempo sembri dilatarsi e i minuti appaiano interminabili quando si affrontano situazioni difficili e dolorose.</p>
<p>Un capitolo è dedicato alla &#8220;dignità del dolore&#8221;. Senza anticipare niente, puoi darci una tua definizione di questa espressione?</p>
<p>La sofferenza per un malato è sofferenza, seppur intesa in modo differente, anche per chi gli sta vicino. A mio avviso una persona sofferente che con atteggiamenti e parole manifesti di continuo il proprio desiderio di non gravare più del necessario sui familiari che lo assistono e che cerchi di sminuire la gravità della situazione clinica in cui versa per non destare eccessive preoccupazioni è senz’ombra di dubbio una persona con una gran forza d’animo, un gran coraggio e un’umanità incredibile.</p>
<p>&#8220;E&#8217; statistico: non può andare sempre tutto male!&#8221;: con queste parole chiudi il tuo romanzo. Si può trovare la positività anche in una situazione drammatica come la malattia?</p>
<p>Ritengo che da ogni situazione felice o tragica che sia possiamo trarne esperienza. In una situazione drammatica si impara a comprendere quella che è la reale sofferenza e a distinguerla chiaramente da quella che erroneamente riteniamo tale. In particolare, si ha la possibilità di conoscere meglio le persone care che ci sono intorno e perché no anche e soprattutto noi stessi.</p>
<p>* Roberta Cuozzo vive e lavora a Napoli. La scelta è la sua opera prima. I diritti di autore saranno interamente devoluti dall&#8217;autrice al <a href="http://www.amiloidosi.it/">Centro per lo studio e la cura delle amiloidosi sistemiche</a>.</p>
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		<title>Betlemme, il deserto, la speranza</title>
		<link>http://www.seflog.net/blog/?p=410</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 10:02:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>m.ciani</dc:creator>
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		<category><![CDATA[medio oriente]]></category>
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		<description><![CDATA[Intervista a Renato Burigana*
di Dario Alessandro Pagli
Là dove tutti siamo nati è il tuo secondo libro. Se in “Voglio scendere” accompagni il lettore in India, adesso lo introduci alla realtà del Medio Oriente. Perché proprio Betlemme?
Perché Betlemme è la città dove è nato Gesù, e secondo me è anche la città dove tutti gli uomini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Renato Burigana*</p>
<p>di Dario Alessandro Pagli</p>
<p><a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2313">Là dove tutti siamo nati</a> è il tuo secondo libro. Se in “<a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=400">Voglio scendere</a>” accompagni il lettore in India, adesso lo introduci alla realtà del Medio Oriente. Perché proprio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Betlemme">Betlemme?</a></p>
<p>Perché Betlemme è la città dove è nato Gesù, e secondo me è anche la città dove tutti gli uomini e le donne sono nati. E’ la città simbolo della nascita dell’uomo, della vita e della speranza.</p>
<p>Sembra che, con questo nuovo lavoro, si debba compiere un viaggio a ritroso: la meta è anche il punto da cui tutto è iniziato e il titolo “<a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2313">Là dove siamo nati</a>” sembra confermarlo. E’ così?</p>
<p>Sì, credo che ciascuno di noi debba ripercorrere la propria vita. Ogni tanto fermarsi, guardare indietro, fare il punto e poi ripartire credo faccia bene.</p>
<p><span id="more-410"></span>Si può fare solidarietà attraverso la scrittura?</p>
<p>Io ci provo. A me piacciono racconti dove il lettore possa ripercorrere città, strade e situazioni del sud del mondo. Possa appassionarsi ai progetti e a quanto andiamo facendo. Alcune persone che hanno letto questo ultimo racconto mi hanno manifestato la voglia di andare a Betlemme e di impegnarsi per alcuni progetti. L’ho trovato molto bello.</p>
<p>Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Deserto">deserto </a>è un personaggio la cui presenza aleggia in ogni momento: al di là del ruolo simbolico che da sempre ricopre, come descriveresti il tuo rapporto con questa realtà fisica così lontana dal contesto occidentale?</p>
<p>Il deserto merita di essere vissuto e incontrato. Il deserto è silenzio e vita. Sono due aspetti che io ritengo fondamentali. Camminare nel deserto ti costringe a pensare, a guardare le tue scelte. Sedersi a guardare i canion, le montagne che sembrano senza vita, magari con un libro in mano o con un foglio dove scrivere, è una esperienza che io faccio fare sempre agli amici che vengono con me in Terra Santa. Attenzione poi, nel deserto c’è vita. Basta saperla scoprire e guardare. Ci sono innumerevoli piccole piante e animali. Basta camminare piano, guardare il terreno e scoprire fiori bellissimi alti pochi centimetri.</p>
<p>Una tua riflessione sulla crisi in Medio Oriente e sul ruolo dei progetti di cooperazione in questa area.</p>
<p>Il Medio Oriente è una delle parti del mondo più belle e affascinanti. Lì sono nate civiltà che hanno segnato la storia del mondo, lì sono nate le tre grandi religioni monoteiste. Gerusalemme è una città unica e speciale. Credo che il 2010 abbia almeno due elementi su cui sperare per la costruzione della pace. Il primo è il nuovo <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/08/19/la-promessa-di-obama-mubarak-un-piano.html">piano di pace</a> predisposto dalla Amministrazione Obama, un piano che vuole coinvolgere tutti i soggetti dell’area e che vuole impostare un dialogo serio e costruttivo fra israeliani e palestinesi. Il secondo elemento per cui avere fiducia è il <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/20/un-sinodo-speciale-per-il-medio-oriente.html">Sinodo sul Medio Oriente</a>, del prossimo ottobre, convocato da Papa Benedetto XVI. Sarà un’assemblea importante che vedrà sicuramente risultati importanti. Fare la pace in Medio Oriente contribuirebbe a far fare un salto di qualità all’intero pianeta. I progetti di cooperazione che abbiamo in quest’area sono piccoli tasselli di un grande mosaico. Aiutare i giovani ad andare a scuola, a curarsi, a lavorare credo contribuisca a costruire la pace.</p>
<p>* Giornalista e teologo è stato addetto stampa del cardinale Piovanelli e del sindaco di Firenze Mario Primicerio. Ha pubblicato alcuni volumi, fra i quali <em>Le donne nel Vangelo di Luca</em> e <em>Giorgio La Pira, uomo del dialogo</em> e per Sef  i libri <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=400">Voglio Scendere</a> e <a href="http://www.sefeditrice.it/scheda.asp?IDV=2313">Là dove tutti siamo nati</a>. Si occupa di cooperazione internazionale.</p>
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