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Librai brava gente?

di Massimo Ciani

Volendo pubblicare alcune testimonianze di addetti ai lavori sulla realtà delle librerie italiane, su come il lavoro in libreria stia cambiando, su come sia affrontato il problema della scelta delle novità e tanto altro ancora, non potevo partire da una libreria meno adatta: la Libreria Pellegrini di Pisa, una libreria universitaria, che lavora sull’adottato, specializzata in testi professionali.

Conosco Massimo Trocchi ormai da molti anni. Lavorava in una libreria fiorentina vicino alla storica sede della casa editrice in via S. Reparata a Firenze (una stanza a piano terra, un retrobottega senza finestre e tutto rigorosamente senza riscaldamento!). Lo incontravo a volte in coda alla banca o alla posta, altre volte dietro il bancone quando passavo a trovare i suoi colleghi. Quella sua esperienza in libreria poi finì e ci perdemmo di vista.

Oggi lavora a Pisa e ha una sua libreria, la storica Libreria Pellegrini appunto. Ma il legame tra noi, a ben guardare, è molto più profondo. E’ fatto di frequentazioni comuni, fu lui uno dei primi a leggere Fabrizio Altieri quando ancora era un professore precario che scriveva in maniera poco convinta per far ridere amici e colleghi e fu sempre lui a incoraggiarlo ad andare avanti, a spedire il manoscritto dell’ormai famoso Il caso “Cicciapetarda” e a presentarlo in casa editrice (e sono felice che oggi sia tu, caro Massimo, a presentare a Pisa il prossimo 26 giugno l’ultimo romanzo di Fabrizio).

Massimo in altre parole mi rappresenta quello che fino a una ventina di anni fa erano tutti i librai: persone che amano i libri, gente appassionata al proprio lavoro, privilegiati che riescono a “campare” vendendo libri.

La tua è una libreria di settore che guarda anche alla narrativa. Quali sono i criteri che utilizzi per la selezione dei titoli?

La caratterizzazione universitaria e professionale della nostra libreria ci impedisce di stare al passo di tutte le novità editoriali della narrativa italiana e straniera. Ci affidiamo pertanto ad un criterio prevalentemente personale nella selezione dei libri che via via andiamo a proporre come veri e propri consigli di lettura alla nostra clientela. Un criterio che attinge innanzitutto dal nostro essere “lettori” prima ancora che “librai”. Seguendo la stessa logica mi fido anche di consigli di amici e/o clienti affezionati: sono loro che spesso vengono in libreria a suggerire delle letture: si crea così un circolo virtuoso in cui i protagonisti sono i “lettori”, e noi volentieri ci affidiamo ad essi per diventare lettori anche noi, e poi poter riproporre a tutti quanto siamo andati scoprendo.

Esiste ancora la figura del libraio capace di consigliare il cliente che arriva in libreria senza avere un’idea precisa del titolo che acquisterà, oppure si tratta di un personaggio in via di “estinzione” che assume i contorni del semplice rivenditore di libri?

La figura del “libraio classico” non verrà meno nella misura in cui, come accennato prima, continueranno ad esistere persone che leggono i libri per passione oltre che venderli per mestiere. Va da sè, poi, che questo non voglia dire che per essere preparati i librai debbano leggere  tutto quello che vendono… Sto parlando di un’attitudine e di una predisposizione a offrire un prodotto, il libro, che ha una sua peculiarità. Un libro è l’esito del lavoro di uno o più uomini che hanno sentito decisiva una qualsiasi cosa gli sia capitata nella vita, – uno studio, un percorso professionale, un episodio di vita propria o altrui, o  magari solo un sogno – tanto da metterla per iscritto e farne partecipi tutti.

C’e’ poi una preparazione del libraio che è e deve essere squisitamente tecnica, e che puo’ prescindere dalla lettura canonica del libro: è questo il contesto in cui, ad esempio, noi ci troviamo a lavorare. E’ difficile infatti per noi, leggere un manuale degli appalti pubblici o un prontuario del cemento armato. Dovranno essere altre le caratterische e la professionalità che chi lavora nel nostro settore dovrà esercitare nei confronti del cliente per guidarlo verso la scelta più oculata.

Da ultimo un’osservazione di carattere socio-economico: il continuo sviluppo dei grandi magazzini e delle grandi librerie, se ineccepibilmente conserva dei grandi meriti, sta mettendo a serio rischio la dinamica del rapporto “lettore-libraio”. Non si sa più a chi chiedere, anche fisicamente! Mi è capitato recentemente di aver visitato due grandi strutture e aver contato due, dico due addetti alla vendita nel giro di 600 mt quadri. Poi ce n’erano altri 8, tutti schierati dietro le casse. Possono dunque coesistere la figura del “libraio classico” e la grande libreria? Sono due aspetti, a mio giudizio, non necessariamente inconciliabili. Anche nei grandi spazi ci si può incontrare, si puo’ chiedere, dipende tutto da come, chi fa questo lavoro, lo concepisce e lo sviluppa.

Da poco è online il nuovo sito internet della libreria. Ritieni che la comunicazione tramite il web possa incidere sul comportamento dei lettori? Pensi che le prenotazioni online possano costituire un nuovo efficace strumento di vendita?

Il Web è uno strumento di comunicazione di massa e come tale tocca la vita di ciascuno di noi. Quanto al condizionamento dipende dall’uso che se ne fa, e da quanto noi acconsentiamo alle logiche del web. Personalmente, ad esempio, non ho un account su Facebook nè ho intenzione di crearlo; ho invece raccolto il suggerimento dei miei colleghi che hanno aperto l’account di Libreria Pellegrini.

Occorre stare laddove la gente è: e sul web, sembra che la gente ci viva!… dunque anche noi abbiamo aperto un sito. E abbiamo cercato di farlo nella maniera più consona a quello che siamo. La sua efficacia? I numeri e le statistiche nazionali dicono che l’acquisto di libri via web è in costante aumento: speriamo di ritagliarci anche noi,nel tempo, un nostro spazio.

Nel vostro sito c’è una pagina dedicata agli eventi: che ruolo hanno le tradizionali presentazioni nella vostra strategia?

Leggere è come incontrare persone, anzi è letteralmente “incontrare persone”. Dunque “l’evento”, vuole essere un incontro, una serie costante di incontri che vadano alla scoperta dei soggetti che si avventurano nel mondo della scrittura e dell’editoria. E’ un aspetto che mi sta particolarmente a cuore, perchè svela la natura del nostro lavoro, quello quotidiano, in cui è fin troppo facile perdersi nei meandri delle logiche commerciali e di mercato.

La conoscenza, l’incontro con un autore apre spesso orizzonti che le pagine, per loro naturalezza, non possono manifestare. Vi faccio un esempio, che riguarda il nostro comune amico e autore Fabrizio Altieri: un’amica mi ha fatto notare che, nella recensione scritta sul nostro sito per il suo ultimo libro si parla poco della trama del romanzo e molto dell’autore. “Si! è proprio così!” ho pensato: la storia narrata nel romanzo, infatti, passa, ma cio’ che non passa è come io sia rimasto colpito dall’umanità dei protagonisti del libro! Il loro fare ironico, malinconico e a volte un pò triste ha risvegliato me, ha commosso me, non altri.

E’ per questo che nella pagine de “Il libro del mese” abbiamo appuntato questo pensiero di Pavese: “Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi” (da Il mestiere di vivere).

Penso, infine, alla presentazione di un altro vostro volume L’isola che non c’è che abbiamo organizzato il mese scorso con l’autrice, Sandra Maltinti. La sua vicenda umana e giudiziaria è stata l’occasione di approfondimento e dibattito per decine di studenti di Giurisprudenza della nostra facoltà. Questo è stato possibile incontrandola, ma senza il libro probablimente questo incontro non sarebbe mai accaduto.

Si usa dire, comunemente, che sono in molti a scrivere e in pochi a leggere. Traducendo: l’offerta libraria è tanta, ma i lettori scarseggiano, un po’ per pigrizia, un po’ per disinteresse, un po’ per il costo dei libri. Qual è la tua opinione, da libraio, su questo argomento?

Chiariamo subito: leggere è una fatica, a mio giudizio (un lavoro, ndr). Perchè ci troviamo continuamente a fare i conti con una vicenda, una posizione o genericamente una opinione che è “altra da noi”. Di fronte alla quale, se accettiamo il dialogo che chi scrive propone, è difficile rimanere indifferenti. Leggere è dunque un’operazione altamente “attiva e dinamica”, direi.  La televisione, ad esempio, non permette questa dinamicità (ed infatti è meno faticoso guardare la tv!). Non mi addentro in analisi sociologiche, non ne sarei nemmeno capace. Credo però fermamente che la capacità di lettura di ciascuno sia direttamente proporzionale alla curiosità e alle attese e all’impegno con cui ciascuno di noi affronta la vita. Mia nonna ha la terza media, ma quanto ha letto in vita sua! E questo perchè aveva sei figli da tirar sù, un marito sempre al lavoro e la casa sulle spalle: il suo “leggere” era un contributo alla vita, una forma di sostegno e approfondimento del proprio “fare” quotidiano, del proprio “essere” mi azzarderei a dire. I prezzi dei libri? Alti, altissimi, cari editori, abbassateli un po’…ma non troppo…altrimenti chiudiamo la baracca tutti quanti…editori, distributori, e librai. Ciao!

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2 Risposte a “Librai brava gente?”

  1. Scrittorone Ha scritto:

    “…cio’ che non passa è come io sia rimasto colpito dall’umanità dei protagonisti del libro! Il loro fare ironico, malinconico e a volte un pò triste ha risvegliato me, ha commosso me, non altri”.
    E’ così che si giudica un’opera, non in base a tecnicismi sterili e freddi.
    Grazie Massimo il Libraio

  2. Società Editrice Fiorentina » La Rassegna della Microeditoria Italiana Ha scritto:

    [...] l’Editore e con gli autori presenti. A Chiari si riscopre una dimensione ormai introvabile in libreria: un clima confidenziale, di amichevole complicità che permette spesso di instaurare rapporti umani [...]

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