Betlemme, il deserto, la speranza

Intervista a Renato Burigana*

di Dario Alessandro Pagli

Là dove tutti siamo nati è il tuo secondo libro. Se in “Voglio scendere” accompagni il lettore in India, adesso lo introduci alla realtà del Medio Oriente. Perché proprio Betlemme?

Perché Betlemme è la città dove è nato Gesù, e secondo me è anche la città dove tutti gli uomini e le donne sono nati. E’ la città simbolo della nascita dell’uomo, della vita e della speranza.

Sembra che, con questo nuovo lavoro, si debba compiere un viaggio a ritroso: la meta è anche il punto da cui tutto è iniziato e il titolo “Là dove siamo nati” sembra confermarlo. E’ così?

Sì, credo che ciascuno di noi debba ripercorrere la propria vita. Ogni tanto fermarsi, guardare indietro, fare il punto e poi ripartire credo faccia bene.

Si può fare solidarietà attraverso la scrittura?

Io ci provo. A me piacciono racconti dove il lettore possa ripercorrere città, strade e situazioni del sud del mondo. Possa appassionarsi ai progetti e a quanto andiamo facendo. Alcune persone che hanno letto questo ultimo racconto mi hanno manifestato la voglia di andare a Betlemme e di impegnarsi per alcuni progetti. L’ho trovato molto bello.

Il deserto è un personaggio la cui presenza aleggia in ogni momento: al di là del ruolo simbolico che da sempre ricopre, come descriveresti il tuo rapporto con questa realtà fisica così lontana dal contesto occidentale?

Il deserto merita di essere vissuto e incontrato. Il deserto è silenzio e vita. Sono due aspetti che io ritengo fondamentali. Camminare nel deserto ti costringe a pensare, a guardare le tue scelte. Sedersi a guardare i canion, le montagne che sembrano senza vita, magari con un libro in mano o con un foglio dove scrivere, è una esperienza che io faccio fare sempre agli amici che vengono con me in Terra Santa. Attenzione poi, nel deserto c’è vita. Basta saperla scoprire e guardare. Ci sono innumerevoli piccole piante e animali. Basta camminare piano, guardare il terreno e scoprire fiori bellissimi alti pochi centimetri.

Una tua riflessione sulla crisi in Medio Oriente e sul ruolo dei progetti di cooperazione in questa area.

Il Medio Oriente è una delle parti del mondo più belle e affascinanti. Lì sono nate civiltà che hanno segnato la storia del mondo, lì sono nate le tre grandi religioni monoteiste. Gerusalemme è una città unica e speciale. Credo che il 2010 abbia almeno due elementi su cui sperare per la costruzione della pace. Il primo è il nuovo piano di pace predisposto dalla Amministrazione Obama, un piano che vuole coinvolgere tutti i soggetti dell’area e che vuole impostare un dialogo serio e costruttivo fra israeliani e palestinesi. Il secondo elemento per cui avere fiducia è il Sinodo sul Medio Oriente, del prossimo ottobre, convocato da Papa Benedetto XVI. Sarà un’assemblea importante che vedrà sicuramente risultati importanti. Fare la pace in Medio Oriente contribuirebbe a far fare un salto di qualità all’intero pianeta. I progetti di cooperazione che abbiamo in quest’area sono piccoli tasselli di un grande mosaico. Aiutare i giovani ad andare a scuola, a curarsi, a lavorare credo contribuisca a costruire la pace.

* Giornalista e teologo è stato addetto stampa del cardinale Piovanelli e del sindaco di Firenze Mario Primicerio. Ha pubblicato alcuni volumi, fra i quali Le donne nel Vangelo di Luca e Giorgio La Pira, uomo del dialogo e per Sef  i libri Voglio Scendere e Là dove tutti siamo nati. Si occupa di cooperazione internazionale.

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